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Ecopsicologia: per sentirsi parte del mondo e della vita
Ecoservizi, ecoattivismo, ecoturismo, ecopsicologia... è forse una nuova moda? No, è una nuova esigenza che si sta manifestando a diversi livelli nella società e che trova riposte diverse in ambiti diversi, ma tutte tendenti verso una unica direzione. Lo dice la parola "eco" - dal greco oikos (oikòs) – casa. E' la voglia di "tornare a casa", di tornare a "sentirsi parte", di riconsiderare la propria identità in termini più ampi, capaci di includere anche l'ambiente in cui viviamo, ridefinito in termini di "ambiente di cui facciamo parte".La psicologia, che lavora a stretto contatto con il disagio, con la ricerca di identità, con i problemi di relazione e di motivazione, si è già accorta che, di questi tempi, molto del malessere sentito e manifestato non ha più soltanto a che fare con problematiche intrapsichiche e relazionali. In modo diretto o indiretto il malessere diffuso a livello sociale, politico e ambientale, si ripercuote anche sul piano individuale. Molti psicologi, counselor, psicoterapeuti hanno risposto individualmente a questa nuova consapevolezza inserendo nel lavoro con i propri pazienti e clienti elementi di riflessione e di stimolo che ampliano i confini di attenzione della singola persona, confrontandola con dimensioni più ampie in grado di ridimensionare la problematica individuale, da una parte, e di darle invece una ancor maggiore dignità, una volta inserita in un ottica globale. Quante depressioni, infatti, hanno un origine molto più vasta ed esistenziale di un semplice – o complicato che sia – conflitto interiore e sono invece il riflesso di una perdita di dialogo con la dimensione naturale con cui abbiamo vissuto a stretto contatto per migliaia di anni prima di vivere in case di cemento e linoleum; o sono la conseguenza della rimozione dell'amore – da dare e da ricevere – per Madre Terra, una problematica che, se studiata nella stessa ottica di quanto si fa normalmente col rapporto con la madre genetica, stupisce per la similitudine delle implicazioni psicologiche; o sono il risultato di un lutto non riconosciuto e non celebrato per la distruzione ambientale di cui siamo quotidianamente testimoni, da vicino e da lontano. A poco a poco è così sorta l'esigenza di trovare un termine, un "cappello" che accomuni tutti coloro che lavorano nell'ambito delle relazioni di aiuto con un particolare occhio di riguardo, se così si può dire, per le problematiche ambientali. Ed è negli anni '90, negli Stati Uniti, che lo storico della cultura Theodore Roszak ha proposto con successo il termine "ecopsicologia", che unifica psicologia verde, ecologia transpersonale, ecoterapia e altre correnti già operative dal taglio sostanzialmente simile. Il presupposto su cui è nata l'ecopsicologia è proprio quello che non possiamo essere studiati, compresi e neppure curati separatamente dal mondo di cui facciamo parte. Ma questo non più perché siamo sottoposto alla costante e implacabile influenza dell'ambiente, come la psicologia occidentale aveva già dimostrato nella prima metà del secolo scorso, ma per una ragione che trova più sintonia con la psicologia transpersonale che con il behaviorismo: perché noi siamo anche l'ambiente che ci circonda, perché la nostra identità è ben più vasta dei limiti del nostro corpo fisico, perché il nostro destino è indissolubilmente legato a quello del pianeta Terra. Nell'ecopsicologia confluiscono elementi dell'Ecologia profonda del filosofo norvegese Arne Naess, dell'inconscio collettivo di Jung, della dimensione transpersonale in psicologia di Ken Wilber, della trasformazione paradigmatica in atto nel mondo della scienza, che a partire dalle nuove visioni emergenti nel campo della fisica subatomica sta piano piano coinvolgendo ogni singolo disciplina, dall'evoluzione dell'epistemologia che recupera e rilegge alcuni aspetti dello sciamanesimo in una chiave illuminante per la mente contemporanea occidentale. Negli Stati Uniti è considerata un movimento più che una nuova disciplina rigidamente regolamentata; indica una nuova direzione di ricerca e non semplicemente una nuova scuola; si fa promotrice di una ancor più vasta visione dell'uomo che integra quella della psicologia umanistico-esistenziale e quella della psicologia transpersonale per allargare ancor più il discorso, con un occhio attento anche alla realizzazione concreta, all'impegno nella vita quotidiana nei confronti non più solo di sé stessi, ma anche della società in cui si vive e del pianeta di cui si fa parte. L'ecopsicologia, quindi, non si propone certo di recintare un suo preciso campo d'azione con una metodologia predefinita, ma apre le porte a operatori e terapeuti di scuole, provenienze e ambiti di lavoro diversi che siano consapevoli della posizione privilegiata che occupano nell'ambito della società per poter dare un contributo alla realtà. Il loro contributo consiste proprio nell'aiutare altri a risvegliarsi a una percezione di sé che non esclude il mondo e che responsabilizza quindi – ognuno nel suo ambito – anche nei confronti della realtà circostante. In che cosa consiste, quindi, una formazione in ecopsicologia? Rifacendosi ai classici tre livelli di preparazione spesso usati parlando del counseling – sapere, saper fare, saper essere – possiamo individuare il "sapere" in un aggiornamento scientifico che includa i cambiamenti epistemologici in atto e lo studio di visioni dell'uomo e del mondo che oltrepassano il dualismo materia-spirito e oggetto-soggetto per affrontare a mente aperta la paradossalità della nostra condizione di creature e creatori. Nel "saper fare" rientra una conoscenza delle diverse figure contemporanee più significative nel campo dell'ecopsicologia internazionale – Theodore Roszak, Sarah Conn, Paul Shepards, Molly Young Brown, Howard Clinebell, per citarne solo alcuni – e delle tecniche e strategie da loro illustrate e utilizzate in ambito terapeutico. Ma rientra anche, e soprattutto, l'esercizio della creatività nell'inventare nuove tecniche e strategia a partire dal proprio approccio di base o dall'ambito in cui si opera, ritenuto ben più importante dall'applicare meccanicamente esercizi ideati da altri. Il "saper essere", come per il counseling, è sicuramente il livello di preparazione principale e, sempre come per il counseling, consiste in gran parte in una sensibilità e attitudine già connaturata nella persona stessa, che può però essere stimolata e sviluppata in chiunque si senta profondamente attratto da questo approccio alla relazione di aiuto. L'ecocounselor, ecopsicologo o anche solo ecopsico... simpatizzante, o ecopsicofilo, deve quindi avere la stessa base necessaria a tutti in campo psicologico:
Ma nella sua preparazione e professionalità diventano fondamentali anche:
L'ecopsicologia diventa così una preparazione alla "cittadinanza terrestre", così come ne parla il sociologo francese Edgar Morin o alla "coscienza planetaria", usando le parole del filosofo e teologo brasiliano Leonardo Boff. Diventa una preparazione di base che trova applicazione in ambiti ben più vasti da quello strettamente terapeutico per includere – come di fatto già avviene – quello educativo, quello formativo e anche quello ambientalista, attualmente alla ricerca di strategie più adatte a diffondere consapevolezza ecologica di quanto non lo siano il catastrofismo e il senso di colpa. I valori che si stanno rivelando i più adatti per sensibilizzare la gente verso problematiche che esulano dal benessere strettamente individuale, verso orizzonti che includano anche gli altri e il mondo, diventano non solo quelli della compassione ma anche della compartecipazione, non solo della responsabilità, ma anche del potere dell'impegno personale, non solo della giustizia, ma anche della bellezza. E, d'altra parte, è proprio nello sviluppare queste attitudini che si acquista una visione tale per cui i problemi personali vengono ricontestualizzati e diventano più facilmente affrontabili o, se non è possibile altrimenti, sopportabili. Si avvicina il momento in cui ci renderemo conto che siamo tutti collegati, che non possiamo più pensare a un benessere personale se non include anche quello collettivo e che il motore più potente per dirigerci in questa direzione è quello dell'amore per la vita. Dobbiamo "aprire l'anima all'amore per questo glorioso, lussureggiante, animato pianeta", invita Dave Foreman, radicale ambientalista statunitense, definendo con queste parole il compito che meglio caratterizza lo spirito di questa nuova direzione non solo per la psicologia e per l'ambientalismo, ma per tutta l'umanità. Marcella Danon* * Psicologa, trainer counselor e giornalista. Impegnata nella diffusione e formazione dell'ecopsicologia in Italia.
Bibliografia Leonardo Boff , La voce dell'arcobaleno – Per un'etica planetaria e una spiritualità ecologica, Cittadella editrice. Fritjof Capra, Il punto di svolta, Rizzoli Fritjof Capra, La rete della vita, Rizzoli Massimo Centini, La wilderness – La natura selvaggia e l'uomo, Xenia. Howard Clinebell, Ecotheraphy, Fortress Press, Minneapolis USA. Jim Lovelock, Gaia - Nuove idee sull'ecologia, Bollati Boringhieri. Edgar Morin, Terra-Patria, Raffaello Cortina ed. Theodor Roszak, Mary Gomes e Allen Kanner, Ecopsychology, Sierra Club books, USA. Pubblicato su: "Il counselor", Rivista di formazione, informazione, documentazione dei counselor italiani, volume 2, numero 1, giugno, 2005, Organo ufficiale della SICo, Associazione professionale di categoria.
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